**L’enigma del solitario** “Non fu soltanto il libro del panino a occuparmi la mente per il resto della mattinata. Qualcos’altro mi turbava. Mi ero resto improvvisamente conto che gli esseri che popolano la nostra Terra sono apatici al pari degli ottusi nani dell’isola incantata. La nostra vita è come il più fantastico dei racconti d’avventura, pensavo. Eppure la stragrande maggiornanza delle persone considera il mondo del tutto “normale” e, per trovare una compensazione alla sua banalità, è costantemente in caccia di qualcosa che esca dalla norma, come per esempio gli angeli o i marziani. Questo perchè la gente non s’interroga mai sull’enigma che riguarda il pianeta in cui vive. Io la vedevo in modo completamente diverso. L’universo era per me come un magico sogno. Ed ero appunto alla ricerca di una spiegazione razionale che mi chiarisse il modo in cui tutto si concatena. Mentre guardavo il cielo, prima sempre più rosso, poi sempre più luminoso, mi sentii pervadere da una sensazione che non avevo mai provato prima e che da quel momento non mi abbandonò più. Là, in piedi davanti alla finestra, sentivo di essere una creatura piena di mistero, animata da una vita prorompente, e che tuttavia non sapeva nulla di se stessa. (…) Mi sembrava addirittura incredibile che su questa Terra gli esseri umani continuassero ad affannarsi in un assurdo moto perpetuo, senza riflettere su chi erano e da dove venivano. Com’era possibile che la vita sul nostro pianeta fosse una cosa che si attraversava a occhi chiusi, e che si dava per scontata?” **di Joistein Gaarder, *L’enigma del solitario*, Tea, Milano, 1998, pg. 147-148.** [[Quotes]]